IL QUARTIERE EBRAICO DI PARIGI

Dove è collocato il quartiere ebraico di Parigi e qual'è la tua storia? Scopriamolo assieme
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il quartiere ebraico di Parigi

La storia degli ebrei a Parigi ha un’origine molto antica e non precisata, ma le prime fonti certe fanno risalire i primi insediamenti, organizzati in comunità, all’alto medioevo, o meglio verso la fine dell’Impero romano.

La condizione delle popolazioni ebraiche in Francia, a Parigi, come nel resto degli stati che oggi chiamiamo europei, percorre alti e bassi, con periodi di espansione e fervore sociale e commerciale alternati a momenti più bui di privazione di diritti e costrizioni che ne limitano la crescita.

Il quartiere ebraico di Parigi. Salta a:

Parigi quartiere ebraico

Parigi è sempre stata una buona scelta sia per le opportunità di sviluppo, e soprattutto per le possibilità commerciali. Alcune tracce del primo centro della comunità ebraica sono ormai scomparse, ma gli scritti ci permettono di individuare il posizionamento sulla città in una zona non distante da dove lo collochiamo oggi.

Troviamo notizie su sinagoghe non più presenti o anche di strade che portavano nomi chiaramente giudaici, ma in ogni caso tutti i maggiori riferimenti portano a quell’area sulla Rive Droite che si trova proprio a nord dell’Ile de la Cité e dell’Ile Saint Louis, fino a ridursi in un quadrilatero più ristretto a nord di rue de Rivoli.

È chiaro che gli ebrei parigini non sono solo in questo quartiere, pensiamo infatti che nel nostro secolo la maggiore presenza di ebrei dopo Israele e Stati Uniti d’America, viene indicata in Francia e principalmente a Parigi.

Ma, se vogliamo parlare di quartiere ebraico a Parigi, possiamo focalizzarci su un’area dove sorsero sinagoghe, negozi e ristoranti kosher e gioiellerie di pregio. 

È come se i contrasti e i periodi più difficili del mondo ebraico si concretizzassero anche nella sua localizzazione urbana: si trova in uno dei quartieri più ricchi, estendendosi in passato fino alla zona del IX arrondissement, ma è anche stato ghetto al punto di dover circoscrivere e ridurre la comunità tra le strade di quella “piazzetta” il Pletzl che hanno al centro rue Ferdinand Duval, l’aziana rue des Juifs.

Pensiamo che prima della costruzione di rue de Rivoli era l’area di Saint Paul (dove ancora oggi c’è l’omonima fermata Metro) ad essere un grande fermento di attività giudaiche, ma che nello stesso tempo rue du Temple si trova ben più a ovest e la Grande Sinagoga della Vittoria costruita a fine ‘800 a nord di Opera Garnier.

Il quartiere ebraico di Parigi è quindi stato in eterna espansione e contrazione negli anni, a seconda non dei movimenti delle attività commerciali, ma purtroppo, ancora oggi, per via di un minore o maggiore antisemitismo percepito dalla comunità ebraica.

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Tra le strade del ghetto ebraico di Parigi

QUARTIERE EBRAICO DI PARIGI: DOVE SI TROVA

Abbiamo ormai la certezza che la comunità ebraica su Parigi era più espansa, ma sia per le trasformazioni della città (con le grandi vie create da Haussmann), sia per le persecuzioni subite fino alla seconda guerra mondiale, il quartiere ebraico si ridusse in quello che oggi possiamo chiamare il ghetto ebraico di Parigi. Se siamo davanti a una cartina di Parigi e vogliamo dare una prima localizzazione un po’generica per trovare la zona ebraica, potremmo dire che dobbiamo raggiungere il Marais.

È facile chiamare e identificare il quartiere ebraico come il Marais, ma in realtà è il primo a trovarsi all’interno di uno dei quartieri più amati dai turisti e qui potete leggere maggiori informazioni su questa zona che un tempo era paludosa, venne bonificata e oggi è uno dei gioielli della capitale francese.

Non stupiamoci quindi se in tutto il Marais, e anche oltre, potremo trovare riferimenti del passaggio e della vita della comunità giudaica, ma oggi si tende a limitare questo, che chiamiamo anche il ghetto ebraico di Parigi, in quella zona che si trova tra rue de Rivoli e i giardini des Rosiers Joseph Migneret, con perimetro rue des Rosiers, rue Malher, rue de Roi de Sicile e rue Vieille du Temple.

Le vie principali che lo attraversano sono rue des Ecouffes, rue Ferdinand Duval e rue Pavée.

All’interno dei quattro grossi isolati si nascondono cortili spesso collegati tra loro, piccoli passaggi e strade chiuse, tra queste la più grande è sicuramente rue du Trésor.

La collocazione del ghetto ebraico di Parigi

Quartiere ebraico di Parigi: come arrivare

Quali sono i mezzi di trasporto che ci portano nei pressi del quartiere ebraico Parigi?

Come per le visite di tutta la città, possiamo utilizzare sia i mezzi di superficie, sia la metropolitana. La fermata storica che identificava il quartiere ebraico era ed è senza dubbio Saint-Paul.

Qui arriva la metro n. 1 linea gialla, oppure provenendo dalla rive gauche si può utilizzare un autobus come il 96 e scendere in rue du Jouy poco sotto Rivoli.

Arrivando dalla zona nord si può invece prendere il bus numero 29 e scendere in rue des Francs-Bourgeois.

Quartiere ebraico di Parigi: cosa vedere

Se viene spontaneo riferirsi al quartiere ebraico di Parigi pensando che si trovi all’interno del Marais, sappiamo già che questa è una delle zone più turistiche, più commerciali, più vive della città.

Rue Vieille du Temple, che si estende tra il 3° e 4° arrondissement, è una delle strade più frequentate del Marais, con innumerevoli boutiques sia di grandi marchi, sia di artisti indipendenti, con gallerie d’arte, moda e temporary store.

Ma, se vogliamo parlare principalmente della parte ebraica, della cultura giudaica, allora cosa vedere nel quartiere ebraico di Parigi?

Qui si possono trovare segni del passaggio di una cultura che oggi vede una presenza minore che in passato.

Se ad esempio arriviamo alla fermata di Saint-Paul, attraversata rue de Rivoli, ci troviamo in Rue Pavée; qui al numero 10 siamo davanti alla Sinagoga costruita nel 1913 dall’architetto Guimard, maestro dell’art Nouveau, per conto dell’associazione Agoudas Hakehilos che raggruppa nove società israelite ortodosse originarie dell’Europa centrale che svilupparono qui la loro comunità a inizio ‘900.

Anche le panche, le maniglie, l’illuminazione e molti oggetti sono opera dell’architetto, nel pieno rispetto delle regole religiose.

I quartieri ebraici spesso si riconoscono non solo per le evidenti scritte in lingua o per i loro abitanti, ma anche per le stradine strette ed per i passaggi nascosti, purtroppo frutto della necessità di fuggire e nascondersi.

Anche qui troverete un passaggio (in orario di chiusura quasi invisibile),  quando aperto assisterete ad una meraviglia.

Si trova al numero 10 della via Rue de Rosiers e possiamo definirlo un giardino segreto: è il Jardin des Rosiers – Joseph-Migneret. Si racconta sia nato dall’annessione di diversi giardini privati, e per arrivarci si attraversano anche i resti antichi delle vecchie mura di cinta di Parigi.

Ospita molte piante, anche coltivate, ed è un luogo di silenzio dove assaporare un pranzo veloce, stare sull’erba o sulle panchine ed è dotato di servizi igienici.

È aperto dal lunedì al venerdì dalle 8 alle 18 e sabato e domenica dalle ore 9 alle ore 18 (verificare orari differenti in base alla stagione).

Tra i tanti negozi di abbigliamento e di arte, nel ghetto ebraico di Parigi vedrete file di clienti in attesa per i felafel, nelle pasticcerie e nelle librerie ebraiche.

Proprio passando davanti alla libreria posta sull’angolo di rue des Hospitalières Saint-Gervais, e proseguendo per questa via,  arriverete alla piazza rinominata in anni recenti come “Parvis des 260 enfants”; davanti alla scuola pubblica degli Hospitalières Saint-Gervais, gli alunni furono decimati nella retata del Vél d’Hiv del 16 e 17 luglio 1942.

Durante la seconda guerra mondiale, 260 studenti ebrei di questa scuola situata a due passi da rue des Rosiers, furono deportati nei campi di concentramento nazisti, in particolare ad Auschwitz, da cui non tornarono mai più. Qui davanti c’è ancora una scuola e il nome dello slargo:  un invito a non dimenticare.

Il Museo dell’arte e della storia del Giudaismo si trova poco distante da qui, ed è sicuramente un museo che può dare una visione completa degli ebrei parigini, della loro storia e di quello che è l’ebraismo moderno. Situato al 71 di rue du Temple, è una raccolta di storia e di documenti, ma propone anche mostre d’arte e molti percorsi e laboratori a misura di bambino, ad un prezzo massimo di 10 euro e molte formule di riduzioni applicabili.

Quartiere ebraico di Parigi: dove mangiare

In questo quartiere è sicuramente interessante trovare qualche posto dove mangiare piatti che richiamano le tradizioni ebraiche o che magari riprendono la gastronomia del sud mediterraneo pensando anche a piatti francesi, contaminati da diverse culture.

Pensate che uno dei piatti che qui si trova più facilmente non è il carciofo alla giudia (come si trova trovare da noi), ma le ricerche in campo culinario più frequenti ci portano a “quartiere ebraico a Parigi falafel”.

Qui di seguito qualche proposta che riscuote molto successo, partendo con uno dei posti che più richiama i turisti!

Si trova al 34 du rue des Rosiers, una via dove in realtà si possono trovare diversi piccoli ristoranti che preparano i falafel e spesso si sceglie quello con minori tempi di attesa senza rimanerne delusi.

I falafel sono buoni, hummus e melanzane ottimi, i piatti preparati anche davanti a voi, panini e pita da asporto quasi un must. E se siete fortunati ci trovate anche qualche personaggio famoso di passaggio.

I puristi che non amano l’impronta commerciale preferiscono ristoranti meno di grido, ma se siete in zona passate anche solo a dargli un’occhiata.

Sempre in rue des Rosiers al numero 27, aperto dal 1976, propone neanche a dirlo falafel, thé alla menta, pastrami, chakchouka magrebina, insalate, piatti unici e dolci che assomigliano allo strudel che conosciamo noi.

Un ambiente fresco e colorato, alti e bassi tra i pareri dei clienti, paga forse la troppa popolarità e rischia di non essere sempre all’altezza del grande richiamo di cui gode, specie nei periodi di maggior affluenza.

Sito in rue des Ecouffles al numero 16. Il menù e gli arredi fanno pensare ad un fast food americano, ma qualche ingrediente ci fa pensare a buone contaminazioni: pastrami, uova, piatti da condividere, proposte per il brunch con un ottimo rapporto qualità prezzo. Anche questo locale ha spesso la fila di clienti in attesa in strada.

Al 27 di rue des Rosiers è un negozio dove consiglierei di entrare anche solo per respirare i profumi della cucina est-europea e polacca.

Vassoi di dolci, pani, biscotti;gastronomia yiddish con particolare attenzione ai piatti delle feste ebraiche, bagel, pretzels da farcire o già farciti, semi di papavero come se piovesse.

È una panetteria, una pasticceria, un catering, un luogo fuori dal tempo

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Ecco qualche proposta dove alloggiare nel quartiere ebraico a Parigi o poco distante, non sono molte le offerte di veri hotel, maggior scelta tra gli appartamenti.

Ha la reception aperta h24, offre supporto per la prenotazione di escursioni e visite, deposito bagagli, wi-fi gratuita e possibilità di fare una colazione essenziale a pagamento, tavolino e minibar in camera, disposto su sei piani è dotato di ascensore.

5 di rue Malher

Si trova a metà strada tra il quartiere ebraico e Place de Vosges. Situato in un vecchio edificio di cui conserva i muri, ma ammodernato negli arredi, ha tra i servizi la disponibilità di un parcheggio. Inutile dire che qui sono sfruttati tutti gli spazi, alcune camere sono decisamente piccole, ma la posizione è sicuramente ottima, viene scelto per soggiorni brevi.

9 rue d’Ormesson

Un hotel semplice, ma molto gradevole, apprezzato per la posizione, la cordialità e la cura dei servizi, garantito il miglior prezzo sul sito ufficiale rispetto alle più note piattaforme.

31 rue du Roi de Sicile

Conclusioni

Sono principalmente due le considerazioni finali che vorrei lasciare al fondo di questo articolo. 

La prima riguarda il fatto che rafforza sempre più la mia idea che la grande ricchezza che possiamo raggiungere è quella della conoscenza.

Parigi è un enorme bacino di culture, di storia, di architettura e sarebbe davvero un peccato fermarsi ai 4 o 5 monumenti più turistici.

La migliore visita che potete fare in questa grande città (e in generale in tutte) è camminando per le sue vie, decidendo magari di dedicare un giorno a camminare per le vie del quartiere ebraico. Osservare i palazzi che tengono la memoria ed i segni del passato.

Ma la storia è qualcosa di vecchio, le religioni forse ancora di più, potreste obiettare. E qui arriva il mio secondo pensiero.

Solo conoscendo meglio un popolo, una storia, una famiglia, un commerciante, si possono evitare pregiudizi e preconcetti, si può evitare di commettere errori, errori che non sono fermi al passato.

Nel cercare informazioni per questa breve narrazione, mi sono trovata a leggere che dall’anno 2000 e con una velocità maggiore negli ultimi anni, molte famiglie ebraiche si sono spostate da questo quartiere o dalla periferia dove già erano andate per trovare anche abitazioni più vantaggiose.

Il motivo è la crescita di episodi di violenza antisemita. Aggressioni, violenze, intimidazioni, scritte, minacce… non è storia passata, è oggi.

E così in molti hanno iniziato a spostarsi, da est verso ovest, preferendo vivere nel XVI e XVII arrondissement. Se la storia si ripete è perché non abbiamo memoria dice qualcuno, io aggiungo che spesso passiamo senza curarci di chi è accanto.

Ecco perché Parigi, per quanto la amiamo, merita di essere conosciuta in ogni suo angolo, in ogni sua viuzza, cercando di assimilare la storia e le storie che vie e palazzi ci mostrano, a volte con ostentazione, altre volte in modo quasi velato, con una targa, con vecchio muro.

In ogni caso, come sempre, buon viaggio a Parigi!

Marika
Marika
Giornalista pubblicista dal 2005 scrivo per giornali di provincia, il mio lavoro principale mi porta sia a contatto con il pubblico, sia a immergermi tra i numeri dei bilanci di un ente pubblico, ma sempre la sera ritrovo la pace a casa, nella campagna Monferrina, con la mia famiglia. Innamorata della Francia sin da bambina, oggi amo parlare e scrivere di Parigi perché è un modo per continuare a rimanere aggiornata sulla capitale francese non potendoci andare tanto quanto vorrei.
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