|
L'arte e la passione di... Bernardino Balzi
|
|
© Copyright 2007 Tutte le foto e informazioni su questo sito appartengono a Barnardino Balzi e vengono presentate per l'uso esclusivo di questo sito. |
"Inquietudine e speranza nell'opera di Balzi"L'arte del Novecento, costellata da movimenti in continua espansione, se da una parte può illuminare sulle scelte che hanno visto muovere Balzi da un repertorio all'altro, di certo non dà ragione del sentimento di speranza che scaturisce dall'opera dell'artista viterbese. Metafisica, Surrealismo e Neoespressionismo hanno smosso, è vero, dal torpore romantico, ma non hanno offerto solide ragioni esistenziali. Il fascino che da loro deriva, e che ha interessato per numerosi anni l'attività artistica di Balzi, è solo una specie d'edulcorazione della vita, in parte smorzata dalle Grandi Guerre. Fascino soprattutto per i giovani, che hanno visto oscurare il loro orizzonte con la nascita del Fascismo e il sopravvento dell'esistenzialismo, e inquietudine per molte generazioni d'artisti come, ad esempio, De Chirico e Savinio, che tendono ad inoltrarsi su una diversa estetica futurista definita "della negatività" (Argan). L'arte dell'inquietudine, la Metafisica, non pone, infatti, legami con la realtà fisica, ne riesce a trascenderla come vorrebbe. Non ha fini conoscitivi e neppure pratici; la sua presenza è solo ambigua, non perché rivela una molteplicità culturale ma perché contraddittoria. Le forme sono vuote, prive di vita, così come il tempo, immobile, inalterabile. Rappresentativa è un'affermazione di Savinio:
E' l'esatta definizione dell'artista: un mago, e come tale un prestigiatore, un emulatore di nuove realtà, un "vagheggiatore", un "lusingatore", incapace - come sostiene l'autore - "di fermare la parte immortale" dell'uomo, un essere “catastrofico”.2 Ma anche il surrealismo di Max Ernst, a cui l'artista s'ispira con Il fumo che uccide (1984), non garantisce alcun superamento morale e spirituale. L'inconscio non è una semplice dimensione psichica ma la dimensione dell'esistenza estetica, quindi dell'arte: se la coscienza rende "distinte" le cose, l'inconscio le rende "indistinte". Ne consegue un'arte "terapica", per questo l'artista si trova a navigare nell'oceano del plasma onirico nell'attesa che dal profondo riaffiori la "logica" dell'irrelazionabile".
L'appannaggio che esso manifesta è la chiave di molta arte contemporanea: si comprende la ragione del piacere che il pittore trova quando scopre, appunto, il "nuovo vizio", vale a dire l'inebriante esperienza onirica. E' tuttavia un'esperienza in molti casi liberatoria, poiché è come mettere alla scoperta i mostri che si annidano nella mente, quindi di particolare interesse, soprattutto per la capacità di mettere a fuoco le qualità immaginative dell'uomo. Balzi si muove all'interno di tale labirinto il quale, ad una superficiale lettura, sembra suggerire un incatenamento spirituale. Nella realtà sa muoversi con cautela, consapevole dei rischi a cui può andare incontro. Da questo punto di vista è maestro: le sue incursioni nel mondo dell'arte non sfiorano solo l'arte contemporanea ma anche quella antica. Esse vanno dal bucolico all'evasione, dall'aborigeno al classico: un mondo che mette in evidenza l'intensa attività intellettiva e il faticoso processo operativo. Aspetti, ovviamente, che nell'attuale fase non si dissolvono, ma si trasformano in aforismi del sapere. Si provi a percorrere la strada che da Il fumo che uccide porta a L'abbraccio (1994), oppure quella che da Puntami verso il cielo (1988) porta a La macchina della storia (1992), ecc. Ebbene, in tutti i casi si profila un sentimento che è superamento della materia, catarsi dello spirito, "logica" della speranza. La musa dell'impulso creativo (1990), è il tratto d'unione tra il passato e il presente. L'artista raccoglie come in un contenitore tutte le esperienze, una specie di "Vaso di Pandora", che poi frantuma per mettere allo scoperto le inquietudini e le speranze. Balzi non si nasconde dietro alcuna ottimistica filosofia; non cerca di velare i tumulti interiori né di risolverli in una panegirica descrizione formale. E’ consapevole dei limiti entro cui vive l’essere sin dal giorno della sua creazione. Quella "superficie delle acque" su cui aleggiava Dio, è il segno di un limite invalicabile che l'uomo ha tentato di superare senza riuscirvi. E’ questa coscienza che fa di Balzi non un visionario ma un artista responsabile delle proprie scelte. All'interno di tale consapevolezza si sviluppa l'opera, ed essa presenta messaggi plurimi, che hanno da fare sia con i limiti, sia con l'inquietudine, sia con la libertà creativa. Un messaggio che abbraccia il "tempo dell'essere", e sulle cui spoglie l'artista ha imparato a tratteggiare l'esistenza. Balzi propone uno scenario "apocalittico", non nel senso negativo del termine bensì come stadio di superamento e trasformazione del temporale. A costringere l'osservatore a tenere i piedi a terra, è il particolare architettonico, la tomba - qui con la funzione di sineddoche; una struttura che per la sua tipologia richiama l'arte etrusca, con a lato una figura, la mano, che, come il Prigione di Michelangelo, tende a liberarsi dalla materialità del corpo. Un'immagine altamente espressiva per la sua valenza espositiva. Essa non solo si eleva verso l'alto ma tende a "modellare" una natura inesistente. Le stesse mele cotogne, proposte solo in parte, sostengono e rafforzano tali segni suscitando un germoglio di vitalità. La tensione, di cui la figura è carica, trova nell'opera un'adeguata correlazione nelle nuvole, le quali incombono sulla superficie terrestre come zanne di mostri e la rendono desolata, per poi dileguarsi al segno della mano. Particolarmente sintomatico il gioco cromatico, che si mantiene sulla durezza dei toni blu-rosso-viola, alleggerito da uno squarcio luminare di ocra arancio-giallo velato da un verde non invadente. E’ il segno della "speranza" da cui prende vita la "cosa creata", radicata alla terra ma connessa al cielo. E’ questo il messaggio che l'artista offre non come risposta a tutti i problemi ma come soluzione di una ricerca che è anche spirituale. Una maturità determinata da un continuo peregrinare nel mondo dell'arte ed oggi offerta nel folgorante mistero dell'opera: Silenzio di vita, ma assordante suono di colori.
Eugenio Giannì 1
Alberto Savinio, Arte - Idee Moderne, Valori Plastici A. 1, n° 1, p. 4 |